La rabbia

La rabbia (1963)

Partendo da posizioni del tutto divergenti, Pasolini e Guareschi tentano di dare risposta, attraverso un film di montaggio, a uno dei quesiti più importanti sull'esistenza umana: perché le nostre vite sono segnate dal malcontento e dalla paura? Sia Pasolini che Guareschi rispondono commentando soggettivamente documenti cinematografici e fotografici del dopoguerra, come gli episodi dell'intervento sovietico in Ungheria, l'assassinio di Lumumba, indipendenza del Tanganika, l'attacco israeliano in Egitto, l'ascesa al potere di Castro a Cuba, Ava Gardner a Roma e Sophia Loren nel Polesine, l'inoronazione della regina Elisabetta d'Inghilterr, l'elezione di Eisenhower, De Gaulle al potere, l'indipendenza dell'Algeria, la morte di Marilyb Monroe, il volo di Gagarin nell'orbita terrestre con il trionfale ritorno a terra. Pasolini fa derivare la nostra angoscia dalle azioni efferate compiute dalla società occidentale, mentre Guareschi cerca di difenderla vedendovi una speranza per il futuro.

Data di uscita
1963-04-13
TMDB
7.0 / 10 (29)
Durata
1 h 41 min
Generi
Documentario
Regista
Pier Paolo Pasolini, Giovannino Guareschi

Cast

Curiosità

La rabbia è un film del 1963, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi.

Produzione

L'opera nacque da un'idea del produttore Gastone Ferranti, che volle avvalersi di due importanti personalità, per l'appunto Giovannino Guareschi e Pier Paolo Pasolini, non a torto ritenuti tra i maggiori intellettuali del tempo, benché lontanissimi in termini di tendenze politiche e ideologiche (eppure considerati "eretici" dai propri schieramenti).

Attraverso il montaggio di materiale di repertorio del cinegiornale Mondo libero, materiali reperiti in altri archivi riguardanti la storia di diversi Paesi, nonché fotografie da libri d'arte e da rotocalchi, fu prodotto un film che analizza, in modo fortemente critico e polemico, i fenomeni e i conflitti sociali e politici del mondo contemporaneo.

Nella sua parte di documentario, Pasolini parla della rivoluzione ungherese e di quella cubana, elogia il progressismo, la decolonizzazione e la lotta di classe, prende ad esempio la morte di Marilyn Monroe per parlare di morte della bellezza, lamenta la scomparsa del mondo contadino e rivolge aspre critiche all'industrializzazione, al conservatorismo, all'anticomunismo e alla borghesia.

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